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19.03.2017 III DOMENICA DI QUARESIMA/A

Il Prefazio di questa Santa Liturgia riprendendo un’immagine di sant’Agostino, afferma che Gesù “chiese alla Samaritana l’acqua da bere, per farle il grande dono della fede, e di questa fede ebbe sete così ardente da accendere in lei la fiamma del tuo amore”. Due forme di sete s’incontrano, conducendo sia Gesù, che la donna presso il pozzo di Giacobbe. Entrambi hanno sete. Il loro bisogno li spinge verso una sorgente d’acqua, ma, di fatto, li conduce a un incontro personale. Cercano acqua, ma trovano altro: Gesù incontra la donna e la donna Gesù. Ed è vero per entrambi, anche se non sono sullo stesso piano, perché Gesù sa quello che cerca, la donna non ancora. Inizialmente la donna ignora quale sia la sete che abita la sua vita, ben più smisurata di una sete di acqua. L’incontro con Gesù le consentirà di scoprirlo. Gesù, invece, lo sa fin dall’inizio. È espressivo anche il modo in cui avvia il dialogo: “Dammi da bere” (Gv 4,7). Non dice semplicemente “ho sete” (Gv 19,28), come dirà dalla croce, perché non cerca solo dell’acqua, ma una relazione: qualcuno che si prenda cura della sua sete. Va al pozzo, ma non ha con sé alcuno strumento per attingere acqua, come con molta ironia gli fa notare la donna (cfr Gv 4,11). Gesù non ha mezzi perché non vuole procurarsi l’acqua da solo, con la propria brocca, cerca piuttosto qualcuno che prendendosi cura della sua sete gli offra dell’acqua. Cerca chi può colmare un bisogno più profondo, la sete dell’incontro, della relazione. E sa che le relazioni non si conquistano, non si comprano; neppure si costruiscono in modo autosufficiente con la propria brocca. Le relazioni si possono solo ricevere, accogliendole come un dono libero e gratuito. Gesù è sempre colui che riceve. Come nel deserto non trasforma con le proprie mani le pietre in pane, ma attende di riceverlo dal Padre, così qui in Samaria non vuole attingere con la propria brocca l’acqua dal pozzo, ma attende di riceverla dalla donna che incontra. Perché solo così può davvero incontrarla; non semplicemente imbattendosi con lei, ma aprendosi ad accogliere il suo dono. «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!"» (Gv 4,13). Dio è sempre imprevedibile nei suoi disegni di amore, perché l’amore non si dà pace, e sa escogitare tutti i mezzi e le risorse possibili per raggiungere lo scopo. È un Dio in “agguato”, per usare una celebre espressione di Mauriac. Mai la Samaritana poteva immaginare che quell’incontro, apparentemente casuale, era stato preparato con cura e con fatica: Gesù viene da lontano, ha camminato molto, è visibilmente stanco, è nell’ora più calda della giornata, quando in Oriente il sole risplende implacabile, spossando il viandante. “Gesù, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno” (Gv 4,6). Gesù sa di trovarsi davanti ad una donna che ha un’esperienza fallimentare, che ha tentato e provato tutte le strade del piacere e del possesso, per dissetare il suo cuore avido di felicità e potersi realizzare. Ma la poveretta si era illusa, aveva sbagliato completamente strada; anche nel colloquio con Gesù tenta di difendersi, sviando diverse volte il discorso, alla fine, però, capitola di fronte all’amore che disarma: senza saperlo, pur sbagliando, cercava Gesù, che le stava davanti e le parlava. Questa ansia apostolica di Gesù non è venuta meno, essa continua ancora oggi nella Chiesa e nel mondo: continua alla ricerca di me, di te, di ogni uomo. “Non invano Gesù si stanca, commenta sant’Agostino, non invano si stanca la potenza di Dio; non è a caso che si stanca Colui per mezzo del quale siamo ristorati, quando siamo affaticati”. Gesù si stanca per cercarci. Specialmente in Quaresima Egli moltiplica gli appelli, le premure, i mezzi, per incontrarci. Non si tratta di vivere soltanto una vaga religiosità o di compiere qualche pratica sentimentale, ma di realizzare, sull’esempio della Samaritana, un vero incontro vivo e personale, con Lui il Vivente.

 
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